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altIL PRINCIPIO DELLA PRESUNZIONE DI INFONDATEZZA DELLA DOMANDA








 
Negli ultimi tempi, in tutti gli eventi che mi sia capitato di partecipare, ho sentito la ripetizione della litania del secolo: LE CAUSE SI MOLTIPLICANO PERCHE’ GLI AVVOCATI, GIA’ IN NUMERO ECCESSIVO, AUMENTANO A DISMISURA. LA GIUSTIZIA NON FUNZIONA PERCHE’ LE CAUSE SONO TROPPE ED IL SISTEMA NON E’ IN GRADO DI RISPONDERE AD UNA SIFFATTA DOMANDA. In questi giorni, poi, anche l’ANSA, batte la notizia che in Italia vi sia, in media, un AVVOCATO ogni 194 persone, così a sugellare la litania. Tutto il malessere del panorama giustizia, nel nostro Paese, pare abbia un solo imputato: l’AVVOCATO!
Allora tutti si sentono autorizzati a ritrovare soluzioni ai guasti, che hanno come solo obiettivo l’avvocatura.
Il Legislatore, frettoloso e sciatto, ci pensa con i rimedi alternativi al processo; vedi la mediazione civile e commerciale: mette un filtro alle cause, oneroso ed a carico del cittadino, credendo di deflazionare il contenzioso. Nei Paesi dove la mediazione, già in vigore da anni, funziona, sono quelli in cui stranamente, il processo funziona. E sì, perché se il processo funziona, ovvero se alla domanda di giustizia si giunge a dare una risposta in tempi compatibilmente celeri e con la certezza del giudicato e della pena, la mediazione ante causam funzionerà di sicuro. Ad alcuno sfuggirà di capire, che nel caso contrario, non sarà mai la mediazione a far funzionare il processo. Credo che obiettivamente, l’unico deterrente al ricorso alla giustizia sia una GIUSTIZIA EFFICIENTE. Il Legislatore ci pensa, anche, con la nuova geografia giudiziaria: elimina i Tribunali, per eliminare le cause, ma finisce col denegare un diritto sancito dalla Costituzione; vara norme sostanziali e di rito, che si giustificano col rendere spedito il processo, ma che colpiscono le tutele.
Le nostre Istituzioni rappresentative, impaurite e sottomesse, avallano il varo di regole per la liquidazione dei compensi, che mortifica, non solo la professionalità dell’AVVOCATO, quanto la sua dignità e finiscono l’opera di selezione naturale con l’approvazione di un ordinamento forense ed un regime previdenziale, che ha come unica ratio, la conservazione della specie: ma quale? Quella dei pochi avvocati portatori di redditi alti ed altissimi, o di tutti quanti gli altri, quelli proletarizzati, per intenderci, che non vedono più un futuro e non lo vedono più, neppure, per i loro figli.
La magistratura giudicante, esausta del gravoso lavoro, onde individuare una qualche soluzione, sembra aver coniato il principio dell’infondatezza della domanda. Chi domanda giustizia, non è più un cittadino abbisognevole di tutela, ma un soggetto da perseguire, semmai anche da imputare, poiché è uno speculatore istigato dal proprio legale. L’amministrazione della giustizia, infine, sollecitata dal copro amministrativo, non fa che dettare disposizioni che di tutti tengono conto, fuorché dell’AVVOCATO. Si pensi, per esempio ai tanti provvedimenti di chiusura delle cancellerie e degli uffici NEP in giorni stabiliti. Ogni qualvolta si deve organizzare un Ufficio, si tengono conto le esigenze di tutte le categorie di lavoratori, eccetto degli AVVOCATI, i quali sono penalizzati negli orari, nei parcheggi, negli spazi. Eppure, ricordo a me stesso che l’AVVOCATO è una parte del processo e svolge un ruolo che è non solo costituzionale, quanto anche sociale.
Sarebbe bastato un quarto delle risorse impegnate per la media conciliazione, per diffondere la cultura e la formazione mediatoria dell’AVVOCATO. Basterebbe poco impegno per lavorare su un concetto di AVVOCATO attualizzato al momento storico, calato nel proprio territorio e secondo le esigenze di questo. Basterebbe poco impegno, per diffondere il concetto che l’AVVOCATO è e resta il primo presidio di legalità. Basterebbero esigue risorse del nostro istituto di previdenza ed assistenza, distratte dal mantenimento dell’apparato, non più sostenibile, per investire su una nuova AVVOCATURA moderna ed associata. Basterebbe semplicemente cambiare l’approccio politico di chi va a ricoprire cariche istituzionali.

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