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SOLI MA SENZA TIMORE








 

Ancora una volta si manifesta a tutto spiano l’assoluta precarietà e fragilità della figura del Giudice di Pace. Ancora una volta, siamo lasciati soli, in trincea. Siamo l’avanguardia della giustizia, l’avanguardia di un esercito costruito su stanze di bottoni, protette, piene di uomini coperti di prerogative e poteri. Avanti ci siamo noi, poveri e precari, portatori di soli doveri, male armati e senza alcuna garanzia, senza futuro, praticamente carne da macello. Lo abbiano scelto noi, comunque, credendo nello Stato e con alto senso del dovere. Lo abbiamo fatto, continuiamo e continueremo a farlo per la GIUSTIZIA in cui fermamente crediamo.
L’aggressione vigliacca al collega di Carinola non fa che risaltare ancora una volta l’ignobile status del Magistrato di Pace. Soldato volontario di trincea, che innanzitutto si sobbarca di incombenze amministrative, perché lo STATO che difende non lo dota del minimo personale necessario a collaborarlo; poi si addossa i costi degli strumenti utili per il proprio lavoro, perché c’è crisi, perché c’è sempre stata per il soldato di trincea; poi, non gli viene riconosciuta l’assistenza e la previdenza, perché è costosa per lo Stato per cui lavora; poi, infine, non gli si riconosce il futuro, perché è sacrificabile.
Il Popolo in nome del quale amministra la Giustizia, deve sapere. Deve sapere che il soldato di trincea affronta per primo e da solo la valanga della domanda di giustizia, facendo in modo che le retrovie elitarie, possano lavorare in serenità.
Da anni chiediamo una riforma, che renda Giustizia al Magistrato di Pace, che lo renda effettivamente autonomo ed indipendente, al pari degli altri Magistrati della Repubblica, nel rispetto dei principi fondamentali dettati dai Padri costituzionali per tutti, indistintamente. Mai come adesso, le sofferenze impunemente inferte al collega Giudice di Pace di Carinola, non devono restare lettera morta. Lo Stato in cui crediamo e per il quale lavoriamo, deve venirci in soccorso; deve assumersi le proprie responsabilità. I nostri uffici, solo lasciati all’incuria totale, non hanno alcun presidio di polizia, non hanno alcun filtro di garanzia per il decoro ed il sereno svolgimento delle udienze, non hanno alcuna custodia per il rispetto dell’immagine della Giustizia. Siamo stanchi, esausti, ma continueremo il nostro lavoro, meglio di prima e più di prima, con profondo senso del dovere, per rispetto del dolore del collega colpito a sangue e del dolore dei suoi cari, sicuri e forti dell’appoggio degli operatori del diritto tutti e dell’utenza che serviamo, pretendendo il necessario e celere intervento della Stato.

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