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altLA FIGLIA INDESIDERATA.









 

Siamo ormai arrivati all’entrata in vigore della Legge 247/2012, meglio conosciuta come NUOVO ORDINAMENTO FORENSE. In questo suo breve periodo di vacatio, così alla stregua di una figlia indesiderata, è stata da tutti disconosciuta; la stragrande maggioranza di coloro che l’hanno gridata e richiesta all’ultimo congresso di Bari, oggi fanno a gara nel dire <>, qualcun altro timidamente, la voleva, ma non così. L’unico padre legittimo che, “con commozione ed orgoglio”, la rivendica rimane il Consiglio Nazionale Forense. Meno male che nel nostro ambito non abbiamo il comico, pardon, il Grillo di turno.
Per un attimo, solo un attimo, mettiamo da parte l’eventuale legittimo o, direi illegittimo, padre e pensiamo alla madre: l’Avvocatura italiana. Da anni questa creatura è cresciuta vero, oltre le aspettative, ma con le proprie forze; nessuna l’ha aiutata, anzi, hanno fatto di tutto per metterle i bastoni fra le ruota. Le hanno chiesto sacrifici, che ha saputo fare; è maturata, ha combattuto e combatte contro le avversità del momento e della storia. Le hanno creato, dalla nascita, tante aspettative, le hanno fatto tante avances, ma ha avuto la capacità di resistere alle tentazioni. Oggi, la seduzione ha superato ogni limite. Uomini colti, di bella presenza, economicamente dotati, l’hanno ossessivamente corteggiata al punto di farla cadere. La gravidanza è stata una conseguenza, potremo dire, quasi fisiologica; in ogni rapporto si accetta il rischio, purché le cose si facciano in due e vi sia il consenso. Sembrava vergognarsi dell’attimo di debolezza, ma con dignità ha voluto portare avanti la gestazione, malgrado le sofferenze che le hanno lasciato i segni ancora visibili. Il parto, poi, non vi dico, è stato uno strazio: il dolore le si leggeva in volto, complice anche una situazione di crisi strutturale del sistema giustizia e di stagnazione, se non, recessione economica. Nel mese di Dicembre, ha dato alla vita il suo frutto. Dicembre, sì, quel mese ricordato nei secoli per la nascita del Dio incarnato Uomo. Come tante, però, rischia grosso. Dopo la seduzione rischia l’abbandono. Non possiamo; non abbiamo il diritto di abbandonarla. E’ la nostra vita, è il nostro pane, il nostro futuro e quello dei nostri figli.
Cominciamo col rivendicare l’affidamento condiviso.
Vogliamo contribuire all’educazione del nascituro. Il progetto di legge del nuovo ordinamento forense, non è stato affatto condiviso; alla sua redazione hanno partecipato solo pochi eletti, ed il sospetto che siano stati solo i seduttori di cui sopra, è forte. La cosa non si deve assolutamente ripetere. La Legge 247/12 apre a molte deleghe al Governo, ma fonda molto sulla potestà regolamentare del CNF e dei COA territoriali. Chiediamo che la stesura dei regolamenti di attuazione avvenga nel rispetto dei principi della democrazia, prima di tutti, la partecipazione e l’ascolto di tutte le componenti dell’Avvocatura Italiana. In secondo luogo, che si cominci a lavorare già da oggi, per emendare la Legge, là dove essa è fallace e lacunosa.
I punti di criticità sono molteplici e potremo stare ore a sciorinarli. In linea di principio, ogni provvedimento emanato in emergenza non è mai un bene. Dopo anni di stasi parlamentare, tanto che si diceva che la legge professionale fosse giunta su di un binario morto, nell’ultimo scorcio di legislatura si compie, invece, il blitz, a dimostrazione della grande forza dell’avvocatura parlamentare. Si è detto che era il male minore, per volontà del XXXI congresso nazionale dell’Avvocatura. La legge varata, comincia con lo statuire la definitiva fusione della posizione professionale con quella previdenziale. Da oggi in poi, parlare dell’Avvocatura italiana e del suo futuro, significherà parlare di previdenza forense. In questi giorni di freddo intenso, non solo meteorologico, ci è stato recapitato il plico benaugurante della Cassa Forense: i contributi minimi previdenziali. Abbiamo notato immediatamente l’aumento, così come lo noteremo sull’aliquota del contributo integrativo e su quello soggettivo, che cresceranno rispettivamente di diversi punti percentuali. Il 2012 sarà ricordato come l’anno del grande esodo, per il numero di cancellazioni dalla Cassa Forense, che in proporzione alle nuove iscrizioni, denunciano un trend negativo molto pesante. Il 2012 sarà ricordato anche come l’anno peggiore in punto di fatturato; la flessione è stata di numeri a due cifre. Il fatturato dell’anno scorso è stato il risultato delle vecchie tariffe forensi e di una situazione economica che cominciava ad andare in crisi; cominciava, pero! Quest’anno, con le nuove tariffe e con l’esplosione della crisi nella sua massima crudeltà, non so d’avvero come la metteremo. Sicuramente meno guadagni, più costi obbligatori, vedi assicurazioni e tasse varie, ma maggiori contribuzioni previdenziali. La forbice tra Nord e Sud, tra redditi medi (e medio bassi) e redditi alti è destinata inesorabilmente a crescere.
Credo sia proprio il caso di non prenderci più in giro. Credo sia opportuno, quanto mai necessario, pensare a non far morire la madre.

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