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 LETTERA APERTA AI DELEGATI SAMMARITANI AL XXXI CONGRESSO NAZIONALE FORENSE








Cari colleghi, al di là del meritorio lavoro, fatto di mail informative sugli orari e l’organizzazione del XXXI congresso nazionale forense, che gentilmente avete diffuso, mi aspettavo di leggere i vostri intenti, i vostri programmi, in altre parole, le vostre proposte delle quali vi dovrete far portatori a nostro nome, a nome dell’AVVOCATURA SAMMARITANA.

 L’aspettativa, purtroppo, è rimasta frustrata. Mi piace pensare che siate carichi di buoni propositi e che questi saranno rappresentati in seno all’assemblea, sebbene non ne siamo stati edotti. Siamo arrivati alla proletarizzazione dell’avvocatura, mentre continuiamo a dibattere su cosa saremo o cosa dovremo essere, come per dire, mentre il medico studia il malato muore. Ma c’è chi studia davvero. Recentemente il Governo italiano, quello dei tecnici, ha commissionato uno studio sulla Giustizia Civile alla Banca Mondiale, dal quale è venuto fuori, pensate un pò, che “un imprenditore, per risolvere una controversia di valore pari a due volte il nostro Pil pro-capite deve affrontare 41 fasi processuali, attendere 1400 giorni e spendere il 26,2% della somma oggetto della disputa. Non stupisce, confrontando questi dati con quelli del resto d’Europa, che il nostro paese sia tanto poco attraente per gli investitori stranieri.”. Lo studio prosegue individuando le cause di una tale catastrofe, ed affidandosi a preziosi consigli. Ciò che risalta è che il motivo primario della sciagura viene identificato nel gran numero degli avvocati esistenti in Italia. Le misure risolutive proposte vanno, di conseguenza, nella direzione più o meno velata, di incidere su tale causa primaria: gli avvocati. Se consideriamo che i nostri SOMMI TECNICI, per natura, essendo accademici, sui dati fondano il loro agire quotidiano, il futuro, il nostro futuro, il futuro dei diritti dei cittadini italiani, appare assai incerto. E’ proprio questo il problema, l’approccio mentale al problema, l’approccio politico al problema giustizia in Italia. Le avvisaglie le abbiamo sotto gli occhi. La mediazione civile e commerciale. La Consulta ne ha decretato l’incostituzionalità sul fondamento dell’eccesso di delega, restituendo, così dignità alla direttiva europea ed alla legge delega. Aspettiamo con ansia le motivazioni, anche perché si moltiplicano i tentativi di reintroduzione dell’obbligatorietà e l’ira dei mediatori patentati sale. Non dimentichiamo l’onerosità della procedura tutta a carico del cittadino. Il filtro in appello. Qui, per esempio, dopo un’estenuante e lungo giudizio di primo grado, dove ti sei dovuto sobbarcare dell’onere esoso del contributo unificato, ti sei scontrato con le notificazioni, ti sei dovuto caricare dell’onere della verbalizzazione, ti sei dovuto districare tra gli sparimenti e ritrovamenti del fascicolo, ti sei dovuto confrontare spesso col personale amministrativo sempre più esiguo e mal disposto, ti sei dovuto sorbire file interminabili, traffico cittadino e penuria di parcheggi, ed hai dovuto lottare non con l’altra parte, ma con il GIUDICE MONOCRATICO, sarai sottoposto al frettoloso e sommario giudizio di un altrettanto GIUDICE MONCRATICO DI APPELLO, il quale con una valutazione prognostica deciderà la sorte del tuo gravame. La nuova geografia giudiziaria, che invece di ottimizzare ha appesantito ed in particolare per il Mandamento di Aversa, ha raggiunto l’assurdo, avendo il Foro aversano, unico caso in Italia, ben DUE TRIBUNALI DI RIFERIMENTO. Il primo grado sarà del costituendo TRIBUNALE DI NAPOLI NORD. L’appello alle sentenze del Giudice di Pace, essendo i mandamenti di Aversa e Trentola Ducenta accorpati nell’Ufficio di S. Maria C.V., nel TRIBUNALE SAMMARITANO. Le nuove tariffe e la crisi del lavoro. La riforma e la previdenza forense. Non basterebbero queste poche righe per discutere delle tanti questioni che ci affliggono. In poche parole, miei cari colleghi delegati, vogliamo una riforma sociale per un’avvocatura dignitosa e moderna, che guardi al presente per costruire il futuro, specie dei giovani professionisti. Vogliamo una previdenza equa e sostenibile, che permetta l’allargamento della platea dei contribuenti individuando, alla luce delle situazioni reali ed oggettive del Paese e del lavoro, nuovi parametri contributivi e che finalmente metta mano ai costi ormai esosi dell’apparato organizzativo. Ecco, come vedete, sarebbe bastato poco, sarebbe bastato confrontarsi; d’altronde democrazia significa condivisione. Il rischio di rimanere vittime di noi stessi nel perpetuare una politica alla quale, noi malgrado, siamo stati abituati per decenni nel nostro Foro, è grande.
Vi ringrazio vivamente di quanto farete in nostro nome e Vi auguro buon lavoro.

 

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