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L’IMMUNITA’ DEL RE

 






In questi giorni si dibatte tantissimo sul conflitto di attribuzione sollevato dal Presidente della Repubblica. Ci si chiede se era opportuno o meno, se è la Magistratura, o una certa sua parte, a voler esasperare il clima o se è la politica ad averlo fatto. Sicuramente abbiamo un dato oggettivo. La Magistratura indaga e ne ha il dovere, ma certe persone continuano a sentirsi al di sopra di ogni sospetto e tentano, a tutti i costi, di difendere le proprie prerogative, che non sono quasi mai quelle della funzione svolta.

Essere ascoltati, intercettati, spiati, certo non è una bella cosa, sicuramente è un fastidio, ma credere di poter far tutto ed in barba a tutti, con i soldi e la vita di tutti, è una vera crudeltà. Il cittadino ha il diritto di sapere, ha il diritto di poter capire e ricostruire la storia che ha fatto questo Paese.

Il problema è che siamo al conflitto totale. I nostri Padri costituzionali, diedero i natali alla carta fondamentale, spogliandosi dalle proprie ideologie, mettendo da parte i propri interessi e solo così, questa architettura costituzionale ha resistito negli anni. Sicuramente nel pensare ai vari poteri dello Stato, disegnando pesi e contrappesi, non pensavano allo scontro, ma all’equilibrio. Oggi la nostra costituzione rischia di non reggere più, a causa degli uomini e non certo per il suo contenuto. Il potere giudiziario non è da meno di quello esecutivo o legislativo, ma non è al di sopra; il principio è però eguale per tutti gli altri poteri dello Stato. Assistiamo oggi ad una sorta di tentativo di sopraffazione, di asservimento, assistiamo al tentativo di sovvertimento dei principi cardine.

La politica, o meglio questa classe politica, non ha dato certo un buon esempio e si e abbandonata ad una difesa ad oltranza, straripando dai limiti del proprio potere. L’esecutivo arrogantemente si è imposto ed il legislativo per sostenerlo ha partorito norme che minano alla base i principi dell’ordinamento. Il potere giudiziario dal proprio canto, ha dimostrato che tutto si può toccare o riformare purché se stesso. La politica pretende l’immunità, i rappresentanti del governo e delle istituzioni, pretendono l’immunità, i magistrati, preservano la propria immunità, l’immunità del Re.

In mezzo ci sono i cittadini e le cittadine, i lavoratori e le lavoratrici, gli operai e le operaie, i professionisti e le professioniste, gli imprenditori e le imprenditrici, i disoccupati e le disoccupate, i giovani, le casalinghe, i diritti e le istanze del Paese. Nessuno di questi pretende, ma chiede sommessamente. E’ la voce dei tanti che hanno perso il lavoro o che lo stanno perdendo, è la voce di chi non riesce più a sfamare i propri figli, è la voce di chi è stato indotto a studiare, studiare, facendogli credere che senza titoli non avesse speranza, è che poi ha raggiunto tutti i traguardi, diploma, laurea, specializzazione, master e non sa che cosa fare più.

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