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RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE









Così qualche tempo fa un illustre magistrato apriva il proprio discorso, in un periodo storico nel quale la magistratura tutta si sentiva sotto attacco, si sentiva minacciata.
Resistere, resistere, resistere, oggi deve essere il nostro grido, il grido dell’Avvocatura unita.
Nel corso di questi oltre venti anni di professione, ho veduto parecchi mutamenti, parecchie ...
trasformazioni, ho visto l’accanimento del Legislatore a voler risolvere i problemi della Giustizia, affidandosi a riforme a costo zero, incidendo il più delle volte sui riti processuali, come se tutti i mali provenissero da questi. Ridurre un processo in poche battute, anche in una sola ed unica udienza, necessita che vi sia un Giudice a celebrarla, un apparato amministrativo a prepararla, una struttura per lavorarla ed ospitarla, in altre parole, v’è bisogno di risorse umane e strumentali. Questa strada è stata da molti criticata e definita folle, tanto da indurre il Legislatore a cambiare rotta: invece che curare il mal di testa, la testa si taglia direttamente, così il problema è risolto alla radice, non ci saranno più teste a soffrire l’emicrania. Non si dimentichi che un apparato giudiziario che funzioni, che garantisca il giusto processo, produce sicurezza ed è espressione di libertà e democrazia. Il problema, dunque, sembrerebbe essere rappresentato da noi altri Avvocati. Così si sta pensando, anzi, si sta agendo, al fine di portare la specie ad estinzione, in modo tale da risolvere tutti i mali alla radice.
Abbiamo messo al modo dei figli, li abbiamo allevati e fatti crescere, li abbiamo laureati e poi formati e patentati per la professione, creandogli aspettative e sogni, ed oggi, gli diciamo, scusate ma qui non c’è più posto per voi! Ma con quale diritto?!
E’ indubbio che siamo cresciuti a dismisura, ma chiediamolo all’Università che non è meritocratica, chiediamolo al sistema esame di abilitazione, che non è meritocratico e sembra sempre più un regola flussi, chiediamolo agli ordini professionali territoriali, che intenti come sono all’elettorato ed alle personali prerogative, non revisionano gli albi, non vigilano, non propongono, quando si deve, gli opportuni procedimenti disciplinari, non sostengono un’adeguata formazione protesa anche alla qualificazione e riqualificazione professionale, secondo le aree geografiche e le esigenze specifiche del territorio.
I provvedimenti legislativi varati ed in cantiere, rappresentano riforme e mutamenti epocali e non andavano fatti nell’emergenza assoluta in cui graviamo; sono riforme che incidono in maniera strutturale sulla società, l’economia ed il lavoro e non sono ne di destra, ne di sinistra, ne tampoco di centro, bensì dei cittadini italiani, dei loro diritti e della loro vita.
La mediazione obbligatoria.
Unica così come è stata concepita e normata nel nostro Paese, travalicando gli stessi principi informatori della direttiva europea, ha assestato il primo duro colpo alla categoria forense. Per anni si è parlato dell’argomento e noi ci disinteressavamo, le nostre istituzioni rappresentative sembravano sorde. Poi v’è stata la legge delega, ed abbiamo continuato a fare i finti tonti; poi è arrivata la tegola con la legge delegata ed allora è scoppiato il polverone. Ma dov’erano i nostri rappresentanti? Certo, intenti a far passare il messaggio che la professione del futuro era il mediatore e non più l’Avvocato. E’ frutto di colpa non aver considerato gli effetti stravolgenti che l’istituto della mediazione avrebbe avuto sull’Avvocato? E’ frutto di colpa non aver considerato ed informato adeguatamente i cittadini dei costi della mediazione? E’ frutto di colpa non aver considerato che mediatore lo potesse diventare chiunque e non solo chi opera nel diritto? E’ frutto di colpa non aver considerato che i primi organismi di mediazione nati, specie nel Sud Italia, sono vicini ad ambienti non molto trasparenti? Credo di no, anche in considerazione dei vari interessi intrecciati dei nostri rappresentanti istituzionali. Oggi siamo nelle mani della Consulta, che al di là di un tenue eccesso di delega e dell’eccessiva onerosità della procedura, non ha su che discutere per sentenziare l’incostituzionalità della mediazione, peraltro obbligatoria.

Le tariffe professionali.
Altro duro attacco alla dignità dell’Avvocato. Si, alla dignità, perché la nostra è un’opera professionale è una prestazione intellettuale e non può essere massificata, standardizzata, secondo regole precostituite e parametri eguali al listino prezzi dei prodotti di largo consumo. Noi non produciamo e vendiamo il pane, mestiere nobile e necessario per la sopravvivenza umana di tutto rispetto, noi no, noi non abbiamo diritto allo stesso rispetto del panettiere, perché siamo di troppo, siamo un costo, addirittura un lusso direi, che l’impresa, l’azienda, non ritiene più di permettersi. Il paradosso è che difendiamo i cittadini, assolvendo al doppio ruolo che abbiamo, quello sociale e quello costituzionale, si badi, ciò malgrado non riusciamo ad autodifenderci. Allora pensiamo di correre sotto l’ala protettrice della Magistratura alla quale vogliamo delegare i nostri problemi affinché si pronunci in nostro favore. Ma dico, se la Magistratura, da che mondo è mondo, è stata ed è in perenne contrasto con l’Avvocatura, se è da un bel po’ di tempo che ci ripete, ad ogni occasione pubblica, che il moltiplicarsi delle cause è dovuto al moltiplicarsi degli Avvocati, pensiamo veramente che ci soccorrerà?
La questione tariffe, poi, non è fine a se stessa. Pensiamo agli effetti nel futuro prossimo, agli effetti che unitamente alla crisi, alla riduzione drastica del lavoro, avrà sulla nostra previdenza. Ricordiamoci che il nostro Istituto di previdenza, per legge dello Stato, ha dovuto garantire l’equilibrio di bilancio per cinquant’anni, impegnando anche il patrimonio immobiliare. Il 2012 per la Cassa Forense, sarà ricordato come l’anno del grande esodo, dovuto alle innumerevoli cancellazioni, che, purtroppo, manco a dirlo, continueranno l’anno venturo. Contestualmente, complice la crisi, il nostro fatturato, malgrado le vecchie tariffe, ha avuto una drastica flessione. Ma allora, l’anno prossimo, vigenti le nuove tariffe professionali, che abbattono i nostri introiti di più di un terzo per la fase ordinaria e del tutto per quella esecutiva e perpetuandosi lo stato di stallo e stagnazione economica, stando a quanto detto dal Governo, il nostro Istituto di previdenza, sarà ancora in grado di garantire l’equilibrio di bilancio nel cinquantennio o sarà costretto ad aumentare le aliquote di prelievo? Nessuno ne parla!
La nuova geografia giudiziaria.
Innanzitutto bisognerebbe dire che la soppressione delle sezioni distaccate di Tribunale è stato il cavallo di battaglia dell’Associazione Nazionale Magistrati, ormai da anni, ma nessuno se né accorto. Bisognerebbe aggiungere, poi, che non è uscita dal cilindro ma prende le mosse da una legge delega del governo Berlusconi. Qual’è la logica sottesa a tanto rivolgimento? Il risparmio? Ma lo crediamo veramente? Prendete ad esempio la Campania ed in particolare il Distretto di Corte di Appello di Napoli. Sono stati soppressi due piccoli circondari come quello di Sant’Angelo dei Lombardi ed Ariano Irpino, che avevano una logica nelle comunità montane dove insistevano. Di contro si è creato un nuovo mega circondario, uno nuovo mega Tribunale, Napoli 2, o Napoli Nord, come più piace. In questo si è inglobato il mandamento di Aversa, sradicandolo dal suo alveo storico e naturale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Pensare poi che la sede di questa nuova mega struttura possa addirittura essere Aversa è una mortificazione all’intelligenza. In epoca non sospetta, quando il Tribunale di Aversa poteva veramente nascere, ricorrendo i presupposti e le risorse, la politica locale era intenta ad altro. Ebbene oggi, a legge varata, invece, quando non sussistono nemmeno più i minimi requisiti, si comincia a cavalcare l’idea, per esigenze elettorali spero, altrimenti è una vera follia. Infatti ai primi annunci aversani hanno risposto gli altri circondari deridendoci. Più logico e realizzabile, sarebbe sostenere di lasciare il mandamento di Aversa nel Tribunale di Santa Maria C.V.. Meditiamo colleghi. Ancora una volta ne abbiamo fatto e ne vogliamo fare una questione della categoria forense. Al pari della mediazione, la ridisegnazione della geografia giudiziaria incide direttamente sul cittadino, ma nessuno glielo ha detto.
Che dire poi della soppressione completa di tutti, o quasi, degli uffici del Giudice di Pace. Il legislatore smemorato si è dimenticato perché istituì questo Magistrato. Doveva soppiantare e lo fatto, il Giudice Conciliatore e attrarre su di se le competenze del Pretore; lo ha fatto. La ratio legis lo voleva quale Giudice di prossimità, il più vicino al cittadino, in modo da rispondere alla domanda sempre più crescente di giustizia minore ed al tempo stesso fare da argine e svilire i Tribunali da questo contenzioso c.d. bagattellare. Lo ha fatto. E’ stato palestra per i giovani professionisti e fonte di guadagno. Adesso ci sarà l’ufficio circondariale del Giudice di Pace, ovvero l’esatta fotocopia del Tribunale, non più Giudice di prossimità, ma centrale ed accentrato. Che senso ha? Anche questa situazione ricade direttamente sul cittadino, ma nessuno glielo ha spiegato.
Il bilancio Giustizia.
Che dire delle spese che lo Stato sopporta per mantenere l’intero apparato della Magistratura così detta Togata. Ricordiamo a noi stessi che questi costi ammontano a più di SETTECENTO milioni di euro l’anno, a fronte di una spesa appena di poco più di SESSANTA milioni di euro l’anno, che lo Stato sborsa per l’intera Magistratura Onoraria (GOT, VPO, GIUDICI DI PACE). Chi frequenta le aule giudiziarie sa quanto lavorino e producono gli Onorari, in molte realtà lasciati da soli a reggere gli Uffici giudiziari, senza nulla togliere ai Togati.
Perché non si parla del Fondo Unico della Giustizia, in altre parole, il fondo dove confluiscono i proventi delle confische, in titolarità del Ministero della Giustizia, ma gestito dall’Equitalia. Si avete letto bene. Denaro liquido, titoli e quant’altro che ad oggi ammonta a diversi miliardi di euro e che non si utilizza o si utilizza in parte assolutamente esigua.
Ultima annotazione. La politica.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .! Quale, quella dei Lusi, Fiorito, Maruccio, o quella dei Zambetti, Cosentino, Mancino. Il Palazzo dei nominati, ormai ha travalicato ogni limite, arroccandosi su se stesso e difendendo solo ed unicamente i propri privilegi, mentre fuori tutto crolla. Nelle nostre terre, nelle terre del Sud, il coraggio vero è quello di rimanere onesti. E’ una pratica che ti impegna ogni secondo di vita. Ad ogni passo devi fare forza sui valori che la famiglia ti ha trasmesso, su quelli a cui credi profondamente per scelta e formazione culturale e di cui hai fede. Lasciarsi andare, invece, è molto semplice non ci vuole alcuno sforzo.
Pretendiamo una seria riforma elettorale, affinché il cittadino si possa scegliere tra i candidati il proprio preferito, votandolo. Pretendiamo che gli eletti lo siano per una o al massimo due legislature e poi ritornino alle originarie incombenze. Pretendiamo una drastica riduzione dei costi della politica, a cominciare da quelli del Palazzo, dalle indennità di Deputati e Senatori; costi consultabili e trasparenti. Pretendiamo che la riduzione dei costi investa gli enti inutili, decretandone la soppressione, e non solo per le provincie, specchietto per le allodole, ma per tutta quella costellazione di enti, agenzie, autority, che per anni hanno impiegato e pagato politici trombati e loro familiari. Pretendiamo che i rimborsi elettorali siano aboliti e che si passi ad un sistema di finanziamento ai partiti su base volontaria, semmai con l’otto per mille, laddove il contribuente si dichiara e dichiara e può benissimo controllare tutto e tutti. Pretendiamo una Sanità Pubblica ed una Scuola Pubblica. Pretendiamo un ambiente salubre.
Pretendiamo, pratichiamo ed affermiamo la LEGALITA’, perché significa proteggere la LIBERTA’, perché significa creare LAVORO.

 
 

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